Elogio di chi vi è contro

La polemica è spirito di contrarietà assoluta, critica arroccata e disillusa diametralmente opposta alla bellezza della sfida. Se vi divertite ad esorcizzare incubi e paure di tempi remoti anelando ad un futuro utopico ma tanto frammentario quanto il fragore d’ogni chiacchiera e pensiero che serbate in cuor vostro sarò ben lieto d’esser l’anarca che nel bosco rinasce, ammantato dell’ultima fiamma d’aristocrazia. Impeccabile mi ergo ai margini dello spettacolo che giornalmente viene propinato con l’umiltà di chi ha perennemente da apprendere e talora, temporaneamente, da insegnare.

Se, inventando, possiamo togliere dalla precarietà l’ordinario è innegabile che propriamente la fantasia, l’ingegno e l’idea, mancano all’odierno uomo ubriacato di parole e immobilità e precarietà. Popolo di ecumenici burocrati che hanno smesso di sognare ci aggrappiamo ai pensatori, ai filosofi, agli eroi, ai politici ed ai mistici ben lungi dall’idea di imitarli. Preferiamo allora il ricordo: tributiamo, sbraitando e manifestando, non più il concetto e il genio, cosmico principio, ma chi vi ebbe fede attuandolo. Sopravanza il servilismo senza scorger le ragioni del perché fiancheggiamo e, paradossalmente, non emergiamo; immersi nel momento delle citazioni e dei rimandi trasfiguriamo nel vuoto di chi parla senza essere, ubriachi di parole offriamo a nostra volta da bere nel circolo vizioso del “bevo, quindi sono”.

Certi ed orgogliosi del benestare di chi ci precedette, siamo tutt’al più, e nel migliore dei casi, la delusione delle nostre origini intellettuali, culturali e tradizionali. Ad ogni modo, invochiamo e ricordiamo eroi di rettitudine e valore e sprezzo della vita nell’incoscienza che ognuno di loro eroe non lo voleva essere ma anelava piuttosto -se il caso gli fu favorevole- a compiere il proprio destino nella sua fede. Ancora una volta ci soffermiamo al gesto, alla mano che lo compie e non al principio che lo ispira tratti in inganno dall’ideale preconcetto. In questa epoca assistiamo quotidianamente all’evoluzione impropria della civiltà e delle ideologie che l’hanno formata: siamo alla politica duepuntozero. Lo è la sinistra-comunista, lo è la destra-capitalista e lo è pure, indebitamente, il fascismo. Indebitamente perché se sinistra e destra si sono trasformate, trascendendo, fino a negare sé stesse e i propri principi e valori qualcun altro ha mantenuto integro l’aspetto ideologico adattandolo e plasmandolo al secolo in cui viviamo.

Tutto ciò potrebbe apparire nobile se non fosse che, fermo restando al discorso iniziale, il principio a cui ci si confà è di “seconda mano”. Mitizzando i fautori pragmatici se ne tralasciano gli aspetti a cui loro stessi si ispiravano: l’eroe è postumo; l’ideale storico filtrato; il concetto stesso di impero guarda al ventennio piuttosto che alla luminosa Roma decadendo sotto l’aspetto d’incanto, fascino, grazia ed armonia, impantanandosi in tetre questioni geopolitiche di dubbia veridicità -nonché chiarezza- che si ripercuotono nel tempo fino alle contestazioni sessantottine. Lo stesso tempo ha poi partorito opinionisti, critici, commentatori, pseudo-intellettuali e una folta schiera di figure volgari, deboli e culturalmente ignobili, distribuendole a destra e sinistra e autorizzandole a pieni voti: andate e fate politica!

Non importa che sia la sagra paesana, lo stadio, la chiesa o il bar di quartiere, tutto ciò che conta è fare numero basandosi solo ed esclusivamente sulla parola di seconda mano. E il classicismo muore. E la musica muore. E la poesia muore. E lo spirito muore. Ed i sogni muoiono. E senza i sogni non immaginiamo altro che non sia già vissuto fino a trasfigurare con sregolatezza il genio illuminato e lo splendore originario.

E nell’impopolarità del mio esposto qualcuno, son certo, capirà quanto essenziale: divenire variante e riprocessare sé stesso e l’intera specie; accostarsi quale umile discente ma capace di altrettanta magniloquenza nell’evolvere e progredire princìpi cardine del pensiero che animò i grandi del ‘900 sperimentando fisicamente e spiritualmente. Io stesso indifferentemente mi accosto ad Evola, Meyrink, Guenon, Eliade, Borges, Tucci, Pessoa…(senza tralasciare grandi e attualissime menti che ritengo imprescindibili nella mia formazione e miglioramento) individuandone l’essenza, l’attualità e inattualità del pensiero e dell’azione, aspirando più alla similitudine che alla critica o chiacchiera-conoscenza pura. Di questo oggigiorno abbisogniamo: nuove personalità che concludano il cerchio e tramandino, con furor d’animo, il fuoco primigenio.

 

Immagine di Roerich Nicholas .

Anche i petalosi piangono!

La reazione degli esponenti della sinistra radical-chic e petalosa all’annuncio della squadra di governo è emblematica.

Non una parola di elogio per uomini che – in nome della volontà popolare, che si concretizza nella maggioranza assoluta di cui godono alle camere – hanno tenuto la schiena dritta sfidando ricatti e minacce di potentati economici, della finanza, di potenze straniere concorrenti, come una “sinistra” seria (stavolta metto le virgolette, per rispetto alla storia della tradizione socialista ormai morta e sepolta) avrebbe altresì fatto a prescindere, ma accuse (lanciate ancora prima del giuramento stesso!) delle solite corbellerie che ripetono come un mantra: -sessismo, -omofobia, -razzismo,-ha stato putin,- trump 30 anni fa ha toccato il culo a un’attrice ecc ecc.

Consuete corbellerie che danno la misura di quello che è diventato lo schieramento progressista di ogni paese occidentale nel 2018: un mondo che si schiera dalla parte della reazione e della distruzione dei diritti sociali dei lavoratori, per precarizzarli e poi schiavizzarli del tutto (si sono indignati di più per l’annuncio di Fontana al ministero della famiglia di quanto non fecero per il jobs act!!). Diritti sociali in compenso sostituiti, nelle loro battaglie, dai cosiddetti “diritti civili”, che passo dopo passo porteranno alla distruzione del principio stesso di famiglia (società naturale formata dall’unione di uomo e donna, come cellula base della società). Principio, si badi bene, non proprio dei cattolici integralisti, ma sancito dalla Costituzione italiana all’art. 29. E ciò –sempre che non si inverta la rotta nichilista e laicista degli ultimi anni- a tutto vantaggio dei grandi potentati economici che avrebbero tutto da guadagnare dalla nascita di un “individuo monade”, privo di legami famigliari, comunitari, sociali. Insomma, non un uomo nel senso aristotelico del termine, cioè uno “zoon politikon”, ma in compenso un consumatore perfetto, ingranaggio del sistema economico totalizzante.

Se poi consideriamo che in realtà nel contratto di governo non c’è né la revisione della legge 194/78 né l’abrogazione del Cirinnà, possiamo affermare che l’isteria di lorsignori è, oltretutto immotivata, e appare quindi un attacco discriminatorio rivolto a un ministro (Lorenzo Fontana) che ha l’unica colpa di essere cattolico praticante. Nel contratto di governo- e concludo- è invece auspicata, tra le altre cose, una revisione del jobs’act e della Fornero, ed è sottintesa una critica alle politiche di austerità imposte dalla Germania, ma di questi aspetti si è parlato poco. Poi continuano a chiedersi perché “hanno vinto i populisti”. Registriamo però che qualcuno, da Fassina a Rampini, nel mondo giornalistico e politico della sinistra sembra quasi che stia ravvedendosi: forse, anche per loro, non tutto è perduto.

*Interessante, rispetto a questi ragli, sarebbe cercare di capire, ad esempio, il ruolo del governo Trump in quello che è successo in Italia nell’ultima settimana. Ma è una questione molto complessa, perché siamo nell’ambito dello scontro tra centri di potere in atto negli Usa e in quello tra gli usa stessi e la Merkel. Meglio aspettare nelle prossime settimane le considerazioni degli analisti più attenti.