Cosa abbiamo perso della bellezza delle tavolate rurali

 

Il cibo è fonte di sostentamento, senza di esso l’essere umano morirebbe. È universale, fa parte dell’uomo per l’uomo.

In base alla società in cui viviamo e in base agli alimenti che consumiamo, formiamo il nostro carattere, il nostro pensiero; è sinonimo di convivialità e la più rappresentativa è quella contadina.

Nelle tavole rurali, oltre che portare il cibo in tavola, si creavano rapporti umani, si discuteva di politica, si prendevano decisioni importanti, si educavano i figli, ma soprattutto il cibo veniva lavorato, preparato e cucinato da tutta la famiglia.

Dalla trebbiatura, al taglio della carne, dall’impasto del pane, alla cottura, ogni componente della famiglia aveva il proprio ruolo da svolgere e lo faceva con competenza e rispetto.

Con il tempo e con l’avvento della globalizzazione, tutto questo è andato perduto.

I cibi vengono trovati già pronti e imbustati negli scaffali dei supermercati.

La lavorazione del piatto si riduce a pochissimi passaggi e purtroppo la famiglia, che un tempo si riuniva in tavola per parlare, oggi è stata sostituita dalla televisione e da internet e i rapporti umani relegati a semplici saluti di circostanza.

Persino le feste, che da sempre sono un ritrovo per riunire il nucleo familiare, è ormai diventato un peso di cui si farebbe volentieri a meno.

Il cibo come rappresentanza di una cultura italica, anche cristiana e religiosa tutta, sta scomparendo ormai soffocata da ritmi sempre più frenetici, dovuti al capitalismo selvaggio.

Le famiglie si ritrovano a non sedersi neanche più in tavola, a dialogare, ad evitare quei rapporti di sangue che sono sempre stati il fulcro del nostro essere.

L’alimento, sacro simbolo di vita e di amore, onorato e rappresentato anche dai più grandi scrittori e filosofi, oggi viene visto solo come passaggio obbligatorio per riuscire a portare a termine quelle responsabilità fittizie che la società ci impone, privandoci del piacere di assaporare con gioia, quello che più ci caratterizza e ci definisce come esseri umani.

«Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene se non si ha mangiato bene»

Virginia Woolf

La foto in alto è di Alfonsa Cirrincione.