Manifesto

CONTRO LA DISSOLUZIONE

Non si può essere contro una entità metafisica se la si vuole ostacolare veramente senza divenire una sua immagine speculare opposta. L’idea di questo progetto è di non essere “contro”, come lo sono tanti in diversi ambiti dal dopo-guerra ad oggi, bensì è di essere a favore di qualcosa: le radici. Chiaramente le radici, se anche non contrarie, tantomeno d’opposizione, ma esplicitamente fonte di vita e di nascita, dunque acqua, si contrapporranno nettamente a ciò che non potrà entrare in relazione a questo sistema.

Sarà così che la rotta per conoscere, ricordare ed approfondire le radici della natura umana incontrerà spesso ciò che rappresenta da secoli a questa parte la dissoluzione dell’identità umana. Ed esattamente come ogni idea che vuol porsi in relazione positiva con i valori dell’uomo che oggi lo stesso uomo dimentica, essa non combatterà direttamente la dissoluzione ma creerà uno spazio vitale che potrà permettere a chiunque si senta in grado di farlo, di partecipare alla trasformazione delle macerie odierne in fondamenta per fortificare le radici. Le Fondamenta non nascono per indire vanitosamente uno stato d’emergenza storica o una fase apocalittica della condizione umana in quanto siamo coscienti che solo la madre degli uomini, la storia, è l’unica ad avere questo potere divino. Siamo qui per ridare bellezza all’intimità, e l’intimità ha bisogno di radici ed identità, fattori che ora più di prima sono in libera dissoluzione arbitraria per colpa di chi, al nostro stesso livello di conoscenza se non oltre, ha scelto la distruzione e l’annullamento e non la gioiosa raccolta dei frutti succulenti dei giorni di festa.

Non siamo un piccolo orto à la Candido di Voltaire, non un simposio di intellettuali lascivi, tantomeno una agorà greca e nemmeno lontanamente una assemblea di struttura illuminista. Siamo una variegata e colorata geografia fatta di rotte, di strade e di sentieri, altopiani ed rilievi. Possiamo sembrare dei romantici, ma i romantici erano ciechi, mentre noi non abbandoniamo gli occhi. Noi vogliamo essere forma.

La dissoluzione connaturata al genere umano, è attualmente in una fase di accelerazione che favorisce la decadenza dei pilastri morali della civiltà occidentale in tutti i suoi campi, dalle arti più nobili fino alle questioni minute della quotidianità. Non prendere posizione è un atto di vigliaccheria per ogni uomo a cui è stata donata la capacità critica di pensiero.

Senza creare santuari, ci riconosciamo in tutti quegli uomini che hanno scelto la verità come guida della propria individualità. L’analisi, lo studio e la ricerca. Riconoscendo che la bellezza è nelle differenze, le quali più immense sono tanto più materiale immaginifico e salvifico creano per dissetare l’animo curioso e vivace. Il rispetto del diverso laddove non vi è oppressione. L’autonomia, fondamento della virilità di ogni valore, dal sentimento individuale al quello collettivo. Riprendere una identità, presente per tanti anni ed ora in dissoluzione, sarà il nostro progetto madre.

Le radici sono una sostanza fatta di terra e sangue, sudore e delicatezza, elementi tanto antichi quanto fragili che oggi vedono il loro percorso portarli verso una destinazione finale. Non saremo sicuramente noi a fermare la vaporizzazione dell’uomo post-moderno ma potremo fermare il nostro annichilimento e così tornare a brindare tra fratelli e sorelle senza l’ansia per un globo utilitaristico che vede solo l’eliminazione delle essenze originali. Non saremo schiavi del decostruzionismo tanto meno difenderemo vecchie barricate usurpate, ma semmai, appunto, solo le loro radici.

Questa non è una chiamata alle armi, è solo un dolce sussulto di verità. Chi se ne sente solleticato bussi alla nostra porta e si faccia avanti con animo integro e deciso.

Italo Angelo Petrone

Huamachuco delle Ande bianche, Perù, 14 agosto 2016

METTIAMO LE RADICI

Ci siamo detti che il nostro esperimento di scrittura dovesse parlare di Uomo. Uomo e natura, uomo e corpo, uomo e società, uomo e risorse, uomo e legge, uomo e la sua cifra fondamentale di ‘anima pensante’ che lo pone al di sopra delle bestie. Useremo il filtro dei grandi saperi e dei grandi misteri: il diritto, la poesia, la letteratura, la religione, l’economia, la filosofia, la politica, l’arte e tutte le altre chiavi possibili.

A Venezia le fondamenta sono strade. Le fondamenta, però, sono prima le basi necessarie per ogni edificio e da lì occorre ripartire “ad aggiustare” o “a costruire”. Qualunque sia l’azione che si voglia porre in essere, per una costruzione duratura e funzionale, occorre ripartire da esse. Essenza, però, e non conservatorismo cieco, integralità e non tradizione fine a se stessa, non moderazione o sonno della ragione ma fuoco vivo e critico, come le radici sono le fondamenta rinnovate della pianta rigogliosa.

In questo tempo avvertiamo un eccesso di derive e pochi sussulti di verità. Ci sentiamo sempre più vicini alla dissoluzione, sociale, personale, di comunità, e il pericolo della dissoluzione è il nulla. «Se – scrive Marcello Veneziani in Vivere non bastaun Dio si farà uomo e scenderà di nuovo sulla terra, non dovrà più testimoniare con la croce per redimere la sofferenza umana. Ma dovrà redimere dal nulla…».

Dal vuoto si fugge fuggendo la menzogna delle narrazioni, ritornando al sale delle questioni, all’origine delle domande. Ci proviamo.

Mariangela Cirrincione

Venezia, Italia, 4 agosto 2017