La libertà di espressione sotto attacco

La libertà di espressione1, in tutte le sue forme, è tra quelle fondamentali dell’uomo nei paesi civili: cercare di limitarla è un pericolo che nessuna democrazia dovrebbe correre. Eppure nel momento massimo di innovazione tecnologica nei metodi di comunicazione assistiamo ovunque ad un tentativo di limitare la libertà di espressione con ogni mezzo: Facebook che censura foto di guerra che hanno vinto anche riconoscimenti internazionali perché urterebbero la sensibilità di qualcuno, nudi di opere d’arte che vengono coperti perché si immagina possano infastidire i sedicenti custodi di una presunta moralità pubblica (ricordate quando il Presidente dell’Iran venne in Italia e si dovettero coprire alcune statue?

Ricordate però pure che in UK la regina Vittoria, ai tempi, fece coprire le gambe dei tavoli, perché considerate indecenti!) sono solo due esempi di come in questi ultimi tempi la libertà di espressione sia stata messa a dura prova. Perfino nella terra della libertà e nella casa dei coraggiosi, l’America del Nord, il free speech – la libertà di espressione – è costantemente messa sotto attacco: le scene di guerriglia viste all’Università di Berkeley in occasione dell’annunciato discorso di Ann Coulter2 o l’aggressione in Vermont ai danni dell’anziano sociologo Murray o la messa a tacere di Heather MacDonald3 in California, dimostrano che si ha paura di idee alternative al “conformismo liberal” al “pensiero unico” che domina non solo nelle università statunitensi ma anche in quelle europee soprattutto inglesi.

«A Gesù Cristo, e ad altri ‘estremisti nonviolenti’, sarebbe vietato parlare nelle università se fosse vivo nel 2016» avrebbe detto il professore di Oxford, Timothy Garton Ash4 denunciando la troppa debolezza nel difendere la libertà di parola in UK. Di questi esempi poco edificanti ve ne sono purtroppo anche nella nostra Italia: il caso delle affermazioni dell’imprenditore Barilla sulla famiglia tradizionale che hanno scatenato la potentissima lobby gay americana contro la sua pasta o dello stilista Domenico Dolce sui “figli della chimica” che si è visto insultare anche dal cantante Elton John e tanti altri. Per non parlare poi della questione gender e di genitore 1 e genitore 2.

Poche settimane fa in un viaggio di lavoro a New York ho voluto rendermi conto che la statua del nostro Cristoforo Colombo fosse ancora li a Manhattan in Columbus Circle. C’era per fortuna! Per molti liberal, il free speech è sempre dissenso e il dissenso può appartenere soltanto alla sinistra, quello fuori dall’ideologia liberal va combattuto ferocemente. O se preferiamo, la libertà di parola non significa libertà di avere un’opinione a meno che non si tratti di un’opinione che appartenga ad una minoranza potente. Mi sembra di assistere alla dittatura delle minoranze e dico sembra perché per fortuna conservo ancora l’ottimismo di credere che siano veramente in pochi, anche se potenti e ben organizzati, a pensarla così.

Quando vi fu il vile attacco terroristico di matrice islamica a Charlie Hebdo, il mondo progressista tutto, il mondo democratico, il mondo civile, il mondo che siede dal lato giusto della storia, con qualche testimone anche tra i non progressisti, scese in strada e si riunì al grido “Je suis Charlie” per dimostrare la propria ribellione a qualsiasi tentativo di limitazione della libertà di espressione come quella satirica. Peccato poi che tempo dopo, quando Charlie Hebdo mise in copertina una vignetta satirica sul terremoto di Amatrice, parte di coloro che in Italia aveva dichiarato di essere “Je suis Charlie” ha manifestato il proprio sentimento di condanna per quella vignetta giudicata “irrispettosa”. Doppio standard, more solito. Senza la libertà di espressione non avremmo visto il pugno chiuso alzato in guanto nero di Smith e Carlos alle Olimpiadi del Messico nel 1968.

In questi giorni in Italia abbiamo assistito al dibattito sulla proposta di legge Fiano che vuole, di fatto, impedire “la propaganda” del regime fascista. Molti hanno già discusso sulla necessità di avere un’altra legge oltre quella Scelba e Mancino e non voglio parlare di questo; mentre il M5s ha parlato di iniziativa liberticida, io ritengo che il confine tra la libertà di manifestare la propria opinione e la propaganda sia un confine molto labile per lasciare che a decidere sia la magistratura.

Sicuramente l’onorevole Fiano ha pensato a questa nuova proposta per difendere nobilmente il popolo ebraico da future aggressioni razziste anche e soprattutto attraverso le nuove piattaforme virtuali di comunicazione ma il modo che ha proposto è alquanto pericoloso. Popper diceva che non bisogna tollerare gli intolleranti, ma un paese democratico come l’Italia non dovrebbe concentrare le sue energie politiche a reprimere le idee di questi sparuti gruppi di intolleranti quanto piuttosto le loro azioni. Sicuramente ci sono state eccezioni, soprattutto post seconda guerra mondiale dove di fatto fu impedita la propaganda di idee naziste e fasciste ma era un’eccezione.

Se l’eccezione si trasforma in regola, mettiamo a rischio uno dei valori più importanti della nostra democrazia e della nostra civiltà. Nessuno sano di mente, in Italia può pensare che ci sia la volontà di rifondare un partito fascista. Limitare la libertà di espressione è però il primo passo certo, perché dimostrato dalla storia, verso il totalitarismo più bieco. Qualcuno afferma che però i partiti di destra stanno prendendo piede in Europa (Germania, Polonia, Ungheria solo per citare qualche esempio) grazie a un sentimento diffuso di odio verso l’altro dove l’altro è l’immigrato. Io penso che non sia proprio vero.

Se i partiti di destra stanno prendendo spazio è perché la politica, certa politica di sinistra, ha fallito nel garantire sicurezza e protezione ai propri cittadini perché il politicamente corretto ha di fatto impedito anche che la libertà di parola fungesse da elemento liberatorio negli essere umani: chiamare le cose per come sono è un modo per affrontarle, impedire questo significa alimentare dubbi e bias che possono generare derive non volute.

«È una cosa stupenda, la distruzione delle parole» – scriveva G. Orwell nel suo capolavoro “1984”. E non è certo impedendo la manifestazione della propria opinione che la sinistra riconquisterà voti. Non ho mai visto accadere che una cosa resa proibita abbia perso fascino anzi: durante il proibizionismo l’alcol scorreva in America molto di più di quando era legale. Demonizzare quello che non rappresenta più alcuna minaccia seria ha il duplice scopo di far volgere lo sguardo lontano dai veri problemi del Paese e puntare un riflettore su qualcosa a cui non si pensava più ridandone nuova luce. Non un grande lavoro per un politico a mio avviso.

Laddove invece non c’è alcun limite alla libertà di espressione registriamo i progressi più importanti in tutti i campi dell’espressione umana: dal campo fisico-spaziale a quello medico-scientifico a quello sociale. Sempre di recente in un altro viaggio americano ho visitato l’Università di Chicago il cui rettore, Jay Ellison, ha recentemente detto rivolto alle matricole che una delle caratteristiche fondamentali del suo Ateneo è l’impegno a tutelare la libertà di ricerca e di espressione e che nella sua università tutti sono incoraggiati a parlare, a scrivere, ad ascoltare, a contestare e ad apprendere, senza temere alcuna censura alcuna. Ecco, questo dovrebbe essere il vero ruolo dell’insegnamento: fornire strumenti di confronto e critici senza aver paura che qualcuno ci censuri, quella qualità d’insegnamento che forse stiamo perdendo in Italia se si ha paura delle opinioni contrarie al pensiero unico.

Mi domando che cosa ci spinga a tale forma di autolesionismo qual è la limitazione della libertà di espressione soprattutto in questo momento in cui il nostro stile di vita, le nostre conquiste sociali e di diritti civili sono nel mirino dell’islam fondamentalista.

A mio avviso non è riducendo al silenzio tacciando del fascista, islamofobo, omofobo, razzista, chiunque la pensi in maniera diversa che ci salveremo. Anzi ci stiamo autocondannando a un inverno della civiltà. E dunque l’inverno si avvicina5 inteso come medioevo del mondo, ma per fortuna c’è prima l’autunno che mi auguro possa essere “caldo” per questo genere di riflessioni. Perché limitando gli altri, prima o poi, si finisce per limitare se stessi.

1 Costituzione della Repubblica Italiana art.21, Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 art.19, Costituzione della Repubblica federale di Germania del 1949 art.5, Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali  art.10, Costituzione degli Stati Uniti primo ememdamento

2scrittrice e opinionista conservatrice statunitense sui temi sociali e politici

3Commentatrice di politica americana, saggista, e giornalista

4autore del libro : ““Free Speech: Ten Principles for a Connected World”

5Winter is coming la frase più famosa della serie cult Games of Thrones – Il trono di spade in italiano

La foto in alto è d Alfonsa Cirrincione.