Jan Palach: da torcia umana a fiaccola di libertà

Con Jan Palach abbiamo sbagliato. Si tratta solo di un esempio tratto dall’attualità, dalla cronaca rimbalzata dai media ai social divenendo nel tempo caso scomodo e a tratti sconcertante.

Il voler infastidire a tutti i costi pare essere entrato nella metodologia cui oggigiorno si manifestano idee ed ideologie tralasciando di fatto intelletto e storiche fondamenta di tradizionale ispirazione come la perentoria figura eroica. Ma andiamo per ordine sì che ogni pensiero sia icastico e non fazioso.

Da decenni lo vediamo commemorato ad oltranza da associazioni e forme politiche di “destra” (uso il virgolettato per evitare un discorso metapolitico che rischia di impantanarsi sui cambiamenti sociali degli ultimi tempi cui la bellezza di certi epiteti è divenuta, a sentir dire, obsoleta e inadatta alla femminea sensibilità del popolo) fino a sfociare in questi tempi in una zuffa da mercato: noi lo vogliamo, loro, a sinistra, lo vogliono, ovviamente dopo averlo timidamente nascosto con l’imbarazzo di chi ancora non sa quale merito dare.

Inutile accapigliarsi e ingiuriare sui meriti di talune commemorazioni ma ritengo oltremodo doveroso evidenziare come si sia abusato, in questo specifico caso, di un detto popolare che ha radici nella Torah:

Io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari”.

In sintesi, e senza alcuna pretesa specialistica, la storia: la Cecoslovacchia è sottoposta al controllo dell’Unione Sovietica la quale non asseconda le riforme messe in atto dal nuovo esponente del PCC Alexander Dubček (il socialismo dal volto umano) e la invade militarmente. Jan Palach, studente all’università di filosofia, mette in atto la sua personale rivoluzione democratica e antimilitarista che sfocia il 16 gennaio del ’69 nel tragico ed estremo gesto.

La prima torcia umana, si definisce nei suoi scritti lasciati intatti ai posteri. Dilungarsi ulteriormente sui fatti e le volgarizzazioni susseguitesi sarebbe in questo caso inutile parafrasi di quanto detto da intellettuali, storici, politici, romanzieri, filosofi e cabarettisti del pensiero moderno.

Per quanto ne sappiamo gli anni oscuri di qualunque dittatura pullulano di sovversivi e rivoluzionari per cui un concetto utopico di libertà o pensiero si scontrerà indiscutibilmente con un avversario e troverà consensi dall’opposta parte della barricata ritrovandosi contemporaneamente eroe e carogna.

Palach diviene patriota ed eroe. Da torcia umana a fiaccola di libertà anticomunista.

Le parole che si sprecano in questo contesto lo intrappolano in una facile retorica da far rabbrividire l’osservatore e pensatore che si accorge del gioco “il nemico del mio nemico è mio amico” di cui sopra. Alla mente balza immediatamente, per associazione di idee, di quanto ci si debba sempre riguardare (soprattutto) dagli amici.

La letteratura trabocca di aforismi in merito. Se posto in altri contesti storici e politici la sua definizione di eroe e patriota avrebbe lo stesso valore rivoluzionario o verrebbe rapidamente confinato tra le fazioni partigiane contro il regime? Ve ne sono moltissime voci rivoluzionarie cadute in disgrazia in nome della libertà e abilmente cancellate dalla censura.

La stessa Libertà e appartenenza politica ora le vorrebbe a difesa dei diritti democratici che propendono sensibilmente e irreparabilmente alle minoranze (e non parlo di quelle Aristocratiche) desiderose d’esser un perenne “altro” agli occhi attoniti della gente. Sorge comprensibilmente spontaneo, perciò, chiedersi: chi sarebbe di questi tempi Jan Palach?

Fazioso protagonista, trascurabile astro nel firmamento eccelso in cui convivono prerogative umane e divine alle quali il pensiero moderno non più si affaccia né ispira. Lontanissimo dall’impeto degli orientamenti classici e dall’Eroe che deve ardere nell’Uomo Nuovo per il quale (l’Eroe) sarà perennemente concetto, ideale, pensiero, armonia, bellezza e sacra poetica.

Divergenti, seppur combattenti, rivoluzionari e orgogliosi e indomiti, da coloro così umani di cui la modernità ha bisogno. Ma del pensiero moderno, che ci importa mai!?

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