I piccoli editori, le librerie e i “titoli che non si trovano”

Sono dati aggiornatissimi che non passano in genere sui media – a parte quelli di settore, anche se spesso in modo incompleto –, eppure fondamentali per capire il funzionamento della filiera distributiva del settore editoriale nel nostro paese. Per comprendere, inoltre, come e quanto si legge rispetto ai titoli che escono ogni giorno.
Partiamo da numeri inconfutabili (per qualcuno senz’altro sorprendenti): nel 2017 la produzione libraria ha visto la pubblicazione di 76.742 tra titoli ed edizioni, novità e ristampe, vale a dire 210 libri al giorno. Un’enormità, soprattutto se si pensa che l’Italia è uno dei paesi dell’Unione Europea in cui si legge di meno.
Un consistente numero di titoli non arriva in libreria perché la casa editrice decide di non affidarsi al distributore per venderli “in proprio”, ovvero tramite il sito, oppure percorrendo altri canali tra i quali fiere e presentazioni. Ci sono poi titoli talmente specifici e di settore che in libreria non troverebbero certamente spazio.
Essendo un piccolo editore, so bene quali siano le difficoltà per un lettore nel reperire i titoli della mia casa editrice. Molte persone – e anche molte librerie, pur avendo una distribuzione nazionale – mi chiamano perché “il libro non si trova”, oppure perché tale libreria non si rifornisce da tale grossista al quale lo stesso distributore fa riferimento. Un sistema difficilissimo da gestire, un meccanismo al cui interno il piccolo, ovviamente, è destinato a rimanere all’ombra dei giganti, ovvero i grandi gruppi che propongono quasi esclusivamente – oggi più che mai – generi “di consumo”.
Tali dati, in effetti, non lasciano spazio a fraintendimenti: l’offerta in libreria è dominata, con il 51,8% di quota di mercato, da quattro grandi gruppi: Mondadori con il 28,4% (dopo l’acquisizione di Rcs libri); Mauri-Spagnol con il 10,4%; Giunti con l’8,2%; Feltrinelli con il 4,8%.
Ovviamente, gli spazi in libreria sono “limitati” ed è pressoché impossibile poter disporre “fisicamente” di ogni nuovo titolo che esce. La scelta ricade dunque sui titoli “commerciali”, anche se con un ciclo vitale limitato. Può altresì capitare che un titolo pubblicato da un grande editore nei mesi precedenti abbia difficoltà a “resistere” sullo scaffale.
C’è inoltre da dire che nel nostro paese la presenza di circuiti alternativi è limitatissima, pochissime le librerie specializzate che dunque si rivolgono ai piccoli editori. Ed è sempre molto alta la percentuale di lettori che pone la libreria come primo (e spesso unico) riferimento per l’acquisto di un libro. Una difficoltà pressoché insormontabile.
Le vendite online, che stanno subendo un vertiginoso aumento, riescono a livellare grandi, medi e piccoli – a livello di “vetrina” e disponibilità – anche in riferimento a una scontistica “controllata”. Ma purtroppo non rappresentano un costo minore per l’editore, che si vede sottrarre oltre il 50% del prezzo di copertina da parte di portali come Amazon, una percentuale addirittura superiore rispetto a quella applicata dal distributore, che ha l’onere di provvedere all’approvvigionamento dei titoli e alla gestione degli ordini delle librerie, le cui percentuali di vendita sono incluse.
Una sfida impossibile, dunque?

 

La foto in alto è di Alfonsa Cirrincione.