Verità della cultura

Attilio Mordini, Verità della cultura, Il Cerchio, 1995.

L’opera di Attilio Mordini è pressoché sconosciuta. E’ grazie alla casa editrice Il Cerchio che possiamo conoscere il maestro di Franco Cardini, Marco Tangheroni e Luigi De Anna. Questo breve saggio vuole essere uno strumento di lavoro e una valutazione cristiana del concetto di cultura che – come spiega proprio Franco Cardini nell’introduzione – l’Autore precisa alla luce di una serie di osservazioni filologico-linguistiche insistendo sulla triade culto-cultura-coltivazione. Un efficace strumento di lavoro, perché le campagne elettorali non bastano, perché su questo libro si possono fare ore di approfondimento esistenziale, riflettendo sulla cultura come arte del vivere. Vivere in equilibrio fra coltivazione e culto, uscendo dalla logica delle mode individuali, dei narcisismi egoistici e delle consuetudini imposte da un turbocapitalismo morente. Leggetelo. Ne vale la pena.

 

Il presente volume è acquistabile presso la nostra libreria di fiducia L’Antica Rampa.

 

Pentitevi e credete al #MeToo

Giovanni Iudice, Figure allo specchio, olio su tavola cm20x20, 2001

Innanzitutto sei sessista. 

Questo incipit è necessario, perché tu, o Lettore, ti possa fare un purificatore esame di coscienza prima di cominciare la lettura di questo articolo. 

Sei sessista: perché hai generalizzato anche tu, almeno una volta nella tua vita, circa le qualità dei sessi; perché hai adocchiato una donna, se sei un uomo, con fare malizioso (e le hai forse chiesto il consenso prima di guardarle quel bel sedere a mandolino? No? Ecco). 

Perché hai pensato “Quella donna non è adatta a ricoprire quel ruolo”, perché hai aperto la portiera alla tua fidanzata o l’hai fatta entrare prima di te al ristorante. 

Sì: sessista. Pentiti dei tuoi peccati.

L’hai fatto? Possiamo proseguire. 

Viviamo in un’epoca complicata, caro lettore: un’epoca di fraintendimenti, dove alla liberalizzazione sessuale è seguita – paradossalmente – la creazione di una ragnatela di convenzioni sociali talmente fitta che neppure i più acerrimi anti-sessisti riescono a non incappare in quell’infamante accusa. 

Siamo davanti a un’inquisizione che omologa i corpi anziché disciplinare le anime” diceva l’antropologo ed accademico Marino Nicola.  

Ed infatti, i puri vengono epurati da uno più puro di loro: ne abbiamo avuto la dimostrazione quando qualche giorno fa Eric Schneiderman, ministro della Giustizia dello Stato di New York e procuratore – colui che raccolse gli atti ed iniziò la causa contro quel porco sessista di Weinstein – è stato accusato da quattro donne di abusi sessuali e violenze fisiche. 

Del resto la testa di Robespierre non era mica ruzzolata per nulla: se hai l’ansia di salire sul podio del politicamente corretto, ne arriverà sempre qualcuno più politicamente corretto di te pronto a tagliarti la testa. In mondovisione, ovviamente. 

Ma torniamo al discorso dei rapporti fra sessi: è notorio che è sempre più difficile, in questi anni, improntare una relazione serena con l’altro sesso. 

Questo vale soprattutto per gli uomini, dato che un certo femminismo ha paventato l’idea che il maschio sia portatore di un peccato originale, quello dello stupro e del patriarcato. 

E così, la vita del maschio odierno è diventata un esercizio al negativo, ed egli è tutto preso da quella probatio diabolica per cui spetta a lui l’onere di dimostrare che no, non è portatore del gene dello stupro. 

Ti ricordi che sei sessista, vero? Tienilo a mente. Del resto “L’annientamento della personalità, dell’individualità e del carattere di una donna è un prerequisito del sesso maschile” diceva la teorica del femminismo ultra radicale Andrea Dworkin. 

L’uomo: cattivo per natura. E se l’uomo è cattivo per natura, chi è buono per natura? La donna, forse? 

Come dici, può essere un atteggiamento sessista definire la donna buona per natura? 

Taci, sessista. Non ho ancora finito. 

Se ti trovi in difficoltà nella relazione con una donna, probabilmente il problema è tuo: perché sei un maschio. E i maschi ragionano col pene, e di conseguenza hanno un intrinseco limite di comprensione. 

Sono poi, insegna il femminismo radicale, stupratori per natura: “Tutti gli uomini sono stupratori, questo è ciò che sono” diceva lapidaria Marilyn French. 

Certo, nel mondo reale è ancora semplice trovare tante donne sane di mente e tanti uomini sani di mente. Gli insegnamenti del femminismo radicale, quello che – ben lungi dal mirare alla mera emancipazione femminile, che ritengo sacrosanta – puntava piuttosto a seppellire profondamente il seme della misandria nelle donne, non hanno attecchito molto in realtà. 

O forse un po’ sì, magari oltreoceano? 

#MeToo e altre prelibatezze

Tutti conosciamo il fenomeno (mediatico) #MeToo. Una sorta di contro-crociata delle donne che lamentano di aver subito violenza o abusi sessuali, o ancora pesanti attenzioni non gradite, nel corso della loro carriera lavorativa. 

Le prime voci ad alzarsi contro l’abuso sono partite dal dorato quanto ipocrita mondo di Hollywood: da lì, infatti, dalle dolci colline con le lettere bianche, sono partite le prime denunce di quelle donne o ragazze che sostenevano di essere state plagiate da produttori privi di scrupoli e ninfomani. 

In lacrime ma col trucco waterproof, le dive hanno confessato di fronte ai riflettori di aver taciuto a lungo perché erano ricattate: ne andava della loro carriera. Insomma, queste attrici hanno in fin dei conti sostenuto di aver accettato atti di prostituzione, vale a dire atti sessuali con uomini a loro non graditi, in cambio della serena continuazione (o dello spicco) della loro carriera nel cinema. 

Ho detto prostituzione, lo so, perché sono sessista e non posso fare a meno di esserlo. 

In fondo, sono sessista perché sono profondamente anti-sessista. No, nessun paradosso: ho un tale rispetto dell’intelligenza umana, sia essa maschile o femminile, che mi rifiuto categoricamente di pensare che dieci, venti, trenta donne ricche, potenti, famose ed in carriera abbiano accettato con le lacrime agli occhi di avere rapporti di diversa natura con uomini altrettanto ricchi e potenti… senza aver scelta.  

Che ci volete fare: non riesco a capacitarmene. Perché rifuggo profondamente quella teoria che vorrebbe la donna matura-immatura, come una moneta con due facce diverse, a seconda della circostanza. 

Non ci riesco: la maturità, a mio parere, è a tutto tondo. 

Proprio mentre esplode su internet e sui media la “teoria del consenso” secondo quale la donna è consenziente al rapporto solamente se esprime chiaramente ed in modo assolutamente inequivoco, sterilizzato, asettico la sua volontà, io proprio non riesco ad immaginarmi queste signorine ricche e famose mentre fingono di acconsentire al cattivo Weinstein paralizzate dal terrore, terrore talmente traumatico che sono riuscite a risvegliarsene solamente vent’anni dopo. 

Infine, trovo irrispettoso il fenomeno da baraccone del #MeToo, che ha scatenato a colpi di hashtag le confessioni pericolose di migliaia di ragazze in tutto il mondo, da colei che aveva subito veramente una violenza da ragazzina a chi si era sentita molestata dall’occhiolino di un passante. 

Io non riesco a capirlo: ma del resto, dovremmo calarci nei panni di una società dove il consenso è diventata una tematica talmente combattuta che qualcuno ha proposto di firmare un documento prima di avere un rapporto sessuale. 

Perché una donna emancipata non dovrebbe essere in grado di esprimere un chiaro Sì, senza che esso diventi, dieci o quindici minuti dopo, un Nì o un netto No? 

Io non me ne capacito. Sono troppo a favore dell’uguaglianza fra uomini e donne da poter aspirare ad un protezionismo maschile 2.0 per cui la donna deve essere protetta anche da sé stessa, dai suoi consensi, dalla sua volontà, in definitiva. 

Ma io sono sessista. E non dovreste dare mai retta ad una sessista.