Sette macrobiotiche e digiuno di relazioni sociali

Risale a pochi giorni fa la notizia secondo cui una setta macrobiotica sia stata smantellata con accuse di sfruttamento e riduzione in schiavitù degli adepti. Come riportato da importanti testate nazionali come Il Corriere della Sera il principale indagato è il guru Mario Pianesi conosciuto con lo pseudonimo di Ma-Pi. Aveva costruito un vero e proprio «impero» del cibo macrobiotico, lo “specialista” indagato dalla magistratura di Ancona perché avrebbe manipolato i suoi pazienti costringendoli a vivere in un regime da vera e propria «setta».

Di cosa parliamo nello specifico? Cominciamo parlando dell’indagato: il ricercatore-benefattore aveva affermato che «26 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali hanno dimostrato che le diete Ma-Pi sono uno strumento di prevenzione e cura di tutte le malattie croniche», in pratica si proponeva come guaritore, ma contrariamente ai vari santoni che vediamo in trasmissioni televisive di dubbia rilevanza scientifica e giornalistica – Le Iene e Striscia la notizia -, non si accontentava di guarire una malattia specifica come il diabete o un gruppo di patologie simili come i tumori, no, lui poteva curare praticamente tutto.

Ammetteva: «[…]In Italia ufficialmente ho la licenza di terza media e quindi non posso dare pareri medici», ma il fatto di non aver nemmeno completato l’odierna scuola dell’obbligo non ha impedito a Pianesi di vantare riconoscimenti internazionali: «Nel 2007 il Presidente dell’Accademia delle Scienze della Mongolia, Prof. Baataryn Chadraa, mi ha dato la Laurea Honoris Causa come Professore di Scienze per “aver risolto alcuni problemi ambientali” nel Suo Paese e una Laurea Honoris Causa come Dottore in Medicina per “aver risolto alcune patologie” con la mia dieta».

Insomma a suo dire Pianesi era un Nobel mancato per la medicina, probabilmente vittima di complotti planetari poiché i suoi metodi di cura si fondavano essenzialmente su diete specifiche senza l’utilizzo di alcun farmaco. C’è materiale per ricamarci su un romanzo a quanto pare. Tuttavia ciò di cui si parla meno, forse per rispetto e discrezione o forse perché desta meno scandalo ed interesse sono le vittime, le numerosissime vittime. Infatti l’associazione Upm di Pianesi è diffusa in ben 15 regioni italiane anche se i suoi centri si trovano principalmente tra Marche, Romagna, Abruzzo e Lombardia, contando in tutto – secondo gli inquirenti – su 100 punti vendita e ben 90mila adepti circa. Quindi è come se Pianesi avesse sotto diretto controllo l’intera popolazione della città di Pisa.

Si potrebbe dire che tutto ciò sia frutto dell’impoverimento culturale italiano, ma questo è vero solo in parte. Nei paesi occidentali si sta diffondendo – anche come moda – l’avversione alla medicina, ai farmaci, in quanto non naturali, e quindi non sani.

Questa avversione è partita con motivazioni condivisibili, cioè contrastare gli ipocondriaci che assumono e consigliano l’utilizzo di numerosi farmaci in quantità spesso spropositate. Tuttavia la storia insegna che fin troppo spesso un estremismo finisce col crearne un altro identico ed opposto, arrivando a produrre movimenti che mettono in atto del vero e proprio terrorismo psicologico per poter pescare più adepti possibili tra le masse. E ciò funziona particolarmente bene se si promette di poter curare delle malattie a quanto pare. Vedendola in questi termini si può confermare che queste siano in effetti le dirette conseguenze di un graduale impoverimento culturale delle masse, che non riescono ad individuare la verità finendo per essere trascinati in vere e proprie truffe.

Tuttavia in questo caso a nostro parere non si può ridurre tutto al solo impoverimento culturale, vi è qualcosa di anche maggior peso nella faccenda: l’impoverimento sociale. È comprensibile che delle persone possano essere raggirate e truffate poiché prive di un bagaglio culturale di base che permetta loro di comprendere quale sia vera medicina e quale no, tuttavia queste carenze non sono sufficienti per accettare di essere ridotti in schiavitù.

Cosa veniva imposto agli adepti? Prima di tutto di seguire delle diete rigidissime, basti pensare che alcuni di essi sono arrivati a pesare anche meno di 40 kg! Ma oltre a tutto ciò vi erano anche altre regole estremamente rigide ed a tratti insensate, come alzarsi dal letto poggiando a terra un determinato piede, lasciare il proprio lavoro per “ripagare” l’impegno dell’associazione lavorando con una paga misera, isolarsi dal mondo con il divieto assoluto di utilizzo di cellulari ed internet, e le pene per i trasgressori erano punizioni corporali.

Ragionandoci sopra è chiaro che per quanto uno o più soggetti possano essere culturalmente poveri non accetterebbero mai una situazione del genere. È chiaro quindi che ci siano altre motivazioni dietro, motivazioni ben comprese dal guru Pianesi. Quando parliamo di impoverimento sociale ci riferiamo all’impoverimento di legami e connessioni sociali, all’isolamento e solitudine dei singoli che attratti dalla prospettiva di poter vivere un’esperienza di “comunità”, di unità, di condivisione finiscono per cedere anche a delle vere e proprie torture.

Tutto ciò dovrebbe farci riflettere sul fatto che la nostra società per quanto molto più ricca, ed avanzata tecnologicamente sia più povera rispetto al secolo scorso. Siamo immersi nei cosiddetti “social network” ma questi ci separano dalla vera vita sociale, ci immergono in un mondo in cui conta solo l’apparire, l’approvazione altrui, l’esaltazione del proprio ego e la denigrazione dell’altro qualora non si adegui a noi. Tutto ciò è assolutamente deleterio, porta mancanza di veri legami, mancanza di impegno del creare, rafforzare e gestire dei legami, mancanza di contatto emotivo ed empatico se non a scopo politico, in una parola conduce all’isolamento emotivo dei singoli individui. La solitudine fa male e può indurre a compiere vere pazzie come abbiamo potuto vedere.

Questa vicenda dovrebbe farci riflettere e approfondire sulle cause, sul perché sia stato possibile tutto ciò. Se un uomo con appena la licenza media è riuscito a fare tutto questo si può attribuire ai mezzi di informazione che non fanno più vera informazione socialmente utile? Sì, ma a quanto pare è frutto anche di un malessere diffuso a livello sociale e in questo caso non si può puntare il dito contro un unico colpevole se non verso sé stessi, perché nelle società occidentali in cui vige il libero mercato tutto ciò è dovuto a nostre libere scelte. Siamo noi a dare potere ai mass media seguendoli, ai social network utilizzandoli e lo sottraiamo alle nostre vite e al nostro essere, isolandoci.

 

La foto in alto è di Alfonsa Cirrincione.

One thought on “Sette macrobiotiche e digiuno di relazioni sociali

  1. Splendida analisi! È raro che discutendo di casi simili si punti il dito contro la disgregazione dei rapporti sociali, mettendo da parte invece la tesi psicologista imperante proposta dalla vulgata secondo cui chi viene attratto nelle maglie delle sette è sempre invariabilmente una persona debole con problemi personali e/o mentali. Sicuramente c’è anche questo; ma spesso non è la causa primaria dell’impulso a entrare in una setta, bensì solamente un altro effetto deleterio dell’isolamento individuale verso cui la modernità amorale ci spinge. In tempi in cui la nozione di Famiglia era viva e forte nella mente di ogni persona, sette e carbonerie salutistiche varie erano solamente il passatempo di pochi eccentrici intellettuali borghesi e di qualche aristocratico annoiato e il popolo lavoratore trovava nel focolare domestico la fonte primaria di ascolto e ristoro. O tempora, o mores…

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