Nuova vita alla terra spenta porterà il vento

 

 

 

 

 

 

 

Nuova vita alla terra spenta porterà il vento,
e i vecchi saranno giovani ancora una volta.

L’albero di Giuda, coppa d’agata, farà bere il giglio,
e l’occhio del narciso l’anemone guarderà ispirato.

Tanta nostalgia dei luoghi sofferta, volerà l’usignolo
nel giardino delle rose, tra le voci delle donne.

Se dalla moschea me ne vado alla taverna, non ti adirare:
lungamente si protrae l’Assemblea, e l’ora s’affretta.

Oh cuore! Se la gioia dell’oggi trattieni pel domani,
resterai senza nulla, che siffatto è il tempo.

Il mese avanti il digiuno le palme ricolma di vino:
tramonterà questo sole, e non ne vedrai a Ramazan!

Preziosa è la rosa: sfiorane i petali fin quando ne porta;
sicché, come viene, già se ne va, e più non ce ne avrà.

Oh menestrello! La festa è dell’amore: intona il tuo canto!
Cosa vale cantar le cose del passato, dell’avvenire?

Per te Hafez è tornato alla dimora dei viventi:
congedati da lui, solenne, che presto passerà alla morte!

— Hafez (Khāje Shams o-Dīn Moḥammad Ḥāfeẓ-e Shīrāzī, 1315-1390), Canto della Primavera. Resa italiana di Aleksandar Nursijski.

 

La foto in alto è di Grazia Roversi.

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