Sì, questa è una caccia alle streghe

Con la magia non si scherza

La nostra storia comincia nelle aule della Scuola primaria di Mocasina, frazione di Calvagese della Riviera, un bel paesino bresciano poco distante dal Lago di Garda. Succede che una delle mamme degli alunni che frequentano la prima elementare viene a sapere che in classe è successo qualcosa di strano. Protagonista di questa strana vicenda sarebbe una educatrice di nome Ramona Parenzan, in arte Romilda, che si fa chiamare “strega sincretica interculturale”. Cosa significa, lo scopriremo dopo.

La “strega sincretica interculturale” si è presentata in una scuola elementare di Villongo l’8 febbraio 2018, poi alla primaria Corridoni di Brescia il 17 febbraio, quindi a Sant’Angelo Lodigiano il 20 febbraio. Una sorta di tour, ma di tour di che cosa? Cerchiamo di scoprirlo, partendo dalla testimonianza di questa madre che ha rilasciato le sue dichiarazioni al giornale La Nuova Bussola Quotidiana. “Lunedì 26 febbraio Parenzan è entrata nella prima elementare frequentata da mio figlio all’insaputa di tutti i genitori. Lo abbiamo scoperto dai nostri figli” ha sostenuto la donna.

Ma che faceva Ramona Parenzan nella scuola elementare? Un progetto come i tanti che vengono organizzati dalle maestre nel corso dell’anno scolastico, per facilitare l’apprendimento dei bambini e per snellire le lezioni?

Non è del tutto chiaro. Sappiamo che la Parenzan è laureata in filosofia ed è anche autrice di libri per adulti e per bambini. In una lettera aperta che, secondo il quotidiano Next, la Parenzan ha inviato alla scuola di Mocasina molti anni fa (era il 2000) diceva di occuparsi di un tema difficilmente qualificabile, l’intercultura, “sia come insegnante di italiano per adulti e minori stranieri, sia, infine, come formatrice presso scuole di ogni ordine e grado”. Secondo quanto spiegato dalla professoressa Sabina Stefano, dirigente dell’istituto di Beidzole (Brescia), a Next Quotidiano, “laboratorio della Parenzan avrebbe fatto parte di un percorso educativo promosso dalla biblioteca comunale di Calvagese.

Un laboratorio interculturale per avvicinare i bambini ad altre culture.

“Laboratorio interculturale”, un nome che dice tutto e dice nulla. Nonostante in queste ore numerosi quotidiani, fra i quali Next e L’Espresso Repubblica, si siano prodigati per ridicolizzare le richieste di chiarimento da parte di numerosi genitori, non uno dei loro articoli chiarisce effettivamente che cosa avrebbe fatto di preciso Ramona Parenzan nel corso di queste lezioni.

Sul punto torna la stessa Parenzan che spiega i suoi obiettivi ed il suo lavoro partendo da una delle favole da lei scritte, la storia di Mariama e la Balena. Il laboratorio “è finalizzato perlopiù a promuovere la conoscenza di storie, ritualità culturali (natural chalk sul volto di origine nigeriana e non solo) e narrazioni tratte dalla favolistica popolare di differenti Pesi (perlopiù Asia e Africa). Le narrazioni sono state da me performate all’interno di uno sfondo integratore “magico e immaginoso” molto gradito dai bambini che insieme a me hanno simulato un viaggio attraverso 4 Paesi: Afghanistan, Pakistan, Gambia e Sudan cantando, danzando e ascoltando fiabe che ospitano codici e valori comuni e universali (la gentilezza, la generosità, la mitezza etc)”.

Uno sfondo magico ed immaginoso, come lo definisce lei, un viaggio situato, valori comuni ed universali. È tutto così splendente di luce che siamo quasi accecati.

Cosa abbiamo capito fino a questo momento di quello che fa Ramona Parenzan? Esatto, proprio nulla. È tutto molto oscuro, nebuloso, fumoso. Non si capisce bene che cosa sia questo laboratorio interculturale, in cosa consista, che scopi abbia, a che cosa verta, e soprattutto come vengano condotti questi laboratori nella concretezza della realtà materiale.

Ora però gli adulti hanno avuto modo di parlare, e noi andiamo a chiedere ai bambini cosa è successo durante quel famoso (e misterioso) laboratorio.

Cosa ci dicono i bambini

Una delle mamme dell’istituto di Mocasina (hanno chiesto tutte a La Nuova BQ di mantenere l’anonimato) ha raccontato ad un’altra mamma che il figlio le avrebbe rivelato che durante la lezione la strega Romilda avrebbe dato loro degli amuleti. Non solo: avrebbe chiesto ai bambini di mantenere il segreto sugli amuleti stessi, cioè di non dire ai genitori che ne erano in possesso.

La donna a questo punto si preoccupa. “Ho chiesto a mio figlio se fosse vero” sostiene. Il bambino allora le ha mostrato una conchiglia che teneva sotto la federa. “La strega aveva detto loro di soffiare sull’amuleto, di metterlo sotto il cuscino e di esprimere un desiderio non materiale senza raccontare nulla ai genitori, solo così si sarebbe avverato tre giorni dopo”.

Comprensibilmente, la donna si arrabbia. C’è qualcosa nella narrazione dei due bambini che è ben diversa da quello che si immagina potrebbe accadere durante un laboratorio interculturale. Cosa c’entra la stregoneria, un amuleto, il desiderio non materiale con la conoscenza di altre culture?

La storia degli amuleti sembra mettere a disagio anche i bambini. Secondo quanto racconta la donna, il figlio durante le notti che ha dormito con l’amuleto “ha sanguinato dal naso sporcando tutta la federa, un altro bambino dal giorno dopo la visita della strega ha cominciato a svegliarsi agitato la notte e a non dormire. Un altro ha fatto due volte la pipì a letto”. Un’altra mamma ha raccontato che il figlio, quando lei l’ha costretto a rivelare se avesse anche lui un amuleto, “si è arrabbiato dandole della cattiva, perché per colpa sua non si sarebbe realizzato l’incantesimo”. 

Gira anche la voce di una pozione magica che la donna avrebbe fatto bere ai bambini. “Ci proibiscono di portare a scuola qualsiasi cosa che non sia sigillata e questa donna ha dato da bere e da mangiare cibo e bevande contenute in un termos ai nostri piccoli. È una cosa grave e contraria alle norme Asl”. In più, sul profilo social della sedicente strega comparivano, secondo le mamme, le foto dei bambini senza consenso dei genitori.

Consenso: ecco il grande assente di tutta questa storia. Nessuno dei genitori era a conoscenza di questi laboratori e del loro strano contenuto. Secondo la scuola “La coordinatrice delle prime elementari non sapeva nulla del progetto” ma secondo la Parenzan, invece, la scuola sapeva benissimo di questo progetto ed era tutto in regola.

L’autodeterminazione a singhiozzo

Cos’è il succo di tutta questa storia? Crediamo forse che i bambini possano restare traumatizzati dall’aver ricevuto un amuleto e dall’aver bevuto una pozione dal contenuto indeterminato? Il problema è ben più ampio. Tocca la sfera della spiritualità nell’ambito scolastico (anche se in questo caso sarebbe più corretto parlare di esoterismo).

Viviamo in un’epoca che si sta sterilizzando sempre di più sotto questo punto di vista, che separa anima e corpo e vuole tenere gli affari religiosi fuori dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. La laicità è vista come valore: “Fuori la Chiesa dalle mie mutande!” è lo slogan delle femministe. E che dire di “Fuori la Chiesa dalle scuole!”. Ok, fuori la Chiesa dalle scuole.

Tutto questo scandalizzarsi per un segno di croce fatto da una classe di bambini delle elementari non si riscontra dopo quello che è avvenuto nella scuola di Mocasina. Anzi. Sembra che la creme de la creme degli intellettuali, degli antifascisti e degli atei duri e puri (o dovremmo semplicemente chiamarli anti-cristiani?) si sia schierato senza se e ma dalla parte della sedicente strega.

Eppure appare ben chiaro che Ramona Parenzan non sia una semplice educatrice, magari un po’ stramba, ma pur sempre un’educatrice. Ma come! L’Espresso, Next Quotidiano, da sempre così efficaci nello scrutare in profondità i profili social degli assassini leghisti di turno, non si sono forse accorti che Ramona Parenzan si definisce “strega sincretica interculturale”? Non si sono resi conto che il suo approccio al tema dell’intercultura è ben impregnato di altro che non semplicemente di narrazione di mondi diversi? Non hanno tenuto per niente da conto le testimonianze dei bambini – una intera classe con amuleti sotto il cuscino? -.

Mistero.

Il mistero rimane anche se riflettiamo su quanto era accaduto qualche mese fa all’università di Macerata, quando una professoressa aveva chiesto agli studenti che volevano unirsi di recitare con lui un’Ave Maria. In quel caso tutto il mondo “intellettuale” si era rivoltato contro Clara Ferranti, la professoressa in questione, accusata di violare la laicità della scuola.

Ma se ciò vale quando si invitano dei ragazzi di 20 anni a recitare una preghiera, non è ancora più grave imporre a dei bambini di bere pozioni e di conservare amuleti chiedendo loro – forse questo è l’aspetto più inquietante – di tener nascosto ai genitori il tutto? E anche se questa fosse stata solo una piccola parte del ‘laboratorio’ culturale, non sarebbe comunque grave, o almeno strano, o almeno sospetto? Il mondo intellettuale non tace, ha deciso di parlare, ma schierandosi dalla parte della nostra strega Romilda. Colpevole di aver portato l’innocua bontà della magia in un mondo di bigottissimi cristiani cattolici che credono nella Croce anziché negli amuleti e nelle energie.

 

L’immagine di corredo è dell’autrice dell’articolo, Grazia Roversi.

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