Non è razzista negare la razza?

Argomento delicato, scivoloso, subdolo, paludoso, dove ogni parola sbagliata diviene una prova per condanne istantanee, senza appello e condizionale: la questione razziale.

Tuttavia, conto sulla clemenza del lettore per il fatto di non essere sul pezzo mentre il fuoco della polemica ancora arde vorace, bruciando tutto e tutti. Camminerò prudente sulle ceneri quasi spente, in punta di piedi, perché non m’interessa difendere o condannare la solita frase scandalosa pronunciata dal “razzista” di turno “tal dei tali”, quanto stigmatizzare il suo ennesimo uso strumentale e la solita sgradevole tendenza orwelliana a vietare le parole, falsandone il significato, per vietarne i contenuti e demonizzare il relatore.

Nondimeno, comincia a ripugnarmi non poco anche l’atteggiamento, ambiguo e scivoloso, di chi, non avendo il pieno coraggio di difendere le sue legittime posizioni, troppo ricondotte al “male assoluto”, finisce per annacquarle sempre più con improbabili distinguo, ridicoli sofismi e non migliori tentativi di ergersi “oltre il bene e il male”, finendo di fatto con il rinnegarle, per atterrare nella terra di nessuno.

Premetto anche che non ho né l’autorità del genetista o dell’antropologo, né la dotta favella del filosofo. Quindi, mi limiterò umilmente a cercare rifugio principalmente nel buon vecchio vocabolario della lingua italiana. Uno a caso, che non sia l’attualissimo Boldrini – Bonino o equipollenti. Un’ancora di salvezza accessibile a tutti, comprensibile da tutti , che non richiede smisurati trattati per essere esplicata e altisonanti titoli accademici per essere recepita. Pane al pane, vino al vino.

Chi fosse interessato ad altre ben più elevate vette di pensiero, può immediatamente cercare nelle numerosissime pagine messianiche di filosofi, intellettuali e dotti del pensiero corretto, del distinguo scientifico, del “io sono io e voi non siete un cazzo”. Oggi, merce abbondante, la cui offerta è ben superiore alla domanda. Scarseggiano gli ignoranti e io, convintamente uno di loro, a loro mi rivolgo. Non volendo, e non potendo, indagare e sindacare l’interno volere del poco “politicamente corretto” leghista di turno, partendo dalla sua frase, riporterò la querelle alla sua questione di fondo, tutta semantica e lessicale. Perché è ancora una volta il linguaggio ad essere attaccato e manipolato, messo sul banco degli imputati, secondo l’assioma che vuole delittuoso il chiamare le cose per quello che sono.

Partiamo, quindi, dall’analisi del testo, per quello che è e per quello che vuole comunicare, senza indugiare in processi alle intenzioni e tralasciando il politicamente corretto: “La razza bianca è a rischio scomparsa”.

La definizione di “razza”, secondo il vigente vocabolario Treccani, dovrebbe mettere fine ad ogni discussione sull’utilizzabilità o meno del termine per indicare un determinato “raggruppamento di individui che presentano un insieme di caratteri fisici ereditari comuni. Nel caso dell’uomo, tali caratteri si riferiscono a caratteristiche somatiche (colore della pelle, tipo di capelli, forma del viso, del naso, degli occhi ecc.)…”. In questo caso, quello genericamente definito “bianco”, nella cui generalità la popolazione italiana può ancora maggioritariamente riconoscersi.

In questo caso specifico, anche se non si concorda con l’esistenza delle “razze” biologicamente intese (ma, il vocabolario italiano lo riporta a tratti somatici non biologici), appare preferibile al concetto di Etnia, ribattuto da molti come “più corretto”. Infatti, sempre la Treccani, ci dice che la parola “etnia” indica un “raggruppamento umano (dal gr. ἔθνος «razza, popolo») distinto da altri sulla base di criteri razziali, linguistici e culturali”. Ossia, potrebbero aversi etnie diverse, per lingua e cultura, anche a parità di colore della pelle o “razza”, di cui quest’ultima ne costituisce solo un elemento.

Come si evince, in se stessa non compare nessun elemento definibile come “razzista” nel senso vigente del termine. Infatti, per razzismo si deve intendere la “concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze. È alla base di una prassi politica volta, con discriminazioni e persecuzioni, a garantire la ‘purezza’ e il predominio della ‘razza superiore’.”

Nella frase incriminata non v’è traccia di nulla di tutto questo; anzi, si sottolinea la necessità di preservare una diversità che si presume a “rischio scomparsa”. Una “diversità” che si esalta e cerca di preservare in tutto, dalle bestie all’agricoltura, dalle specie ittiche ai grani, ma che, se riguarda gli umani bianchi autoctoni, diviene razzismo. Non per chi, evidentemente, come me, ha sempre difeso il diritto di sopravvivere nei loro territori a tutte le diversità della natura, umani compresi: dai “Pellerossa americani” ai “neri d’Africa”. Razze, etnie e culture. Parimenti degne, rispettabili e diverse.

Quindi, lessicalmente parlando, se si vuole e con molti dubbi a riguardo, è stata una frase inopportuna, ingenua, persino dannosa per la causa che voleva sostenere, ma non certo il sintomo di chissà quale male o piaga della nostra società razzista, tale da giustificare il solito rito del lavaggio del cervello di massa, dei mea culpa e distinguo generalizzati e della demonizzazione ad uso e consumo.

Insomma, una querelle inutile, che sarebbe passata in secondo piano, se non ci fossimo abituati a guardare sempre il dito e mai la luna.

Andando ad analizzare i contenuti della dichiarazione, si coglie che lo sdegno è fuori luogo e fuori tempo, perché la stessa cosa (anche se in termini di soddisfazione, accettazione e auspicio) è stata innumerevoli volte rimarcata e riportata dagli stessi organi di stampa (e riferimento ideologico) che oggi se ne lagnano.

Tra i tanti articoli pseudoscientifici, si può ricordare quello di Repubblica “Gli italiani fra 50 anni? O meticci o scomparsi”1 o, per par condicio, quello del Giornale “L’Italia che non pensa ai figli tra 50 anni scomparsa o meticcia”2. Ancora liberi auspici e speranza in tal senso in “La mia Europa meticcia” dell’inossidabile Umberto Eco su Repubblica3 o in “C’è l’Africa nel nostro futuro” dell’infaticabile Eugenio Scalfari, che dalle colonne dell’Espresso afferma che “si profila come fenomeno positivo, il meticciato, la tendenza alla nascita di un popolo unico, che ha una ricchezza media, una cultura media, un sangue integrato. Questo è un futuro che dovrà realizzarsi entro due o tre generazioni e che va politicamente effettuato dall’Europa. E questo deve essere il compito della sinistra europea e in particolare di quella italiana”. Tutti da leggere e gustare.

Solo per “complottisti” e per completezza, si può aggiungere anche l’auspicio di Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, uno dei massimi ideologi alla base della nascita del processo di unificazione europea in corso, che nel suo libro «Praktischer Idealismus», dichiara, in tempi non sospetti, che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” a guida tecnocratica4, non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta mescolanza razziale. Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere: “L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità.”5

Infine, sempre per dimostrare che non si tratta di una preoccupazione razzista e campata in aria, si potrebbe richiamare anche l’ormai arcinoto dossier dell’ONU, dal titolo «Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations?», dove si prospetta senza mezzi termini un progressivo ripopolamento dell’Europa a mezzo dei flussi migratori, fino a stimare, già nel 2050, la popolazione immigrata africana e i loro discendenti in italia in circa ventiseimilioni di persone su una popolazione autoctona che scenderebbe a 45 milioni circa.6

Insomma, tutto questo per dimostrare che se uno, basandosi anche su ciò che divulgano loro, dichiara di non gradire i loro auspici. è di per se un razzista. Punto e basta.

Il razzismo, anche quello basato sul colore della pelle, esiste ed esisterà sempre, sotto diverse forme. E’ inutile negarlo, mentre è certamente necessario prenderne le mosse e condannarlo, quando reale e da ogni parte esso provenga. Se vogliamo anche essere onesti, diciamo pure che razzisti sono anche molti neri (ieri e oggi, con i bianchi, i diversi o tra loro), i gialli o altri, ma nessuno (da noi) si sognerebbe mai di dare del razzista ad un nero che parla di difesa o orgoglio di razza nera (Elijah Mohammed, capo spirituale della Nation of Islam, la setta pseudoislamica all’interno della quale Malcolm X militò per dodici anni- parlava del dovere di “rimettere in piedi questa razza poderosa (nera)”. Anzi, oggi, sarebbe certamente sommerso da un coro di sentita solidarietà e approvazione.

In tutto questo bailamme, qualcuno ha parlato di parole dette “come se fossimo in Alabama negli anni ’30”, dimenticandosi che da quelle latitudini si sarebbero attagliate molto meglio le parole della “sorosiana” Emma Bonino sulla vitale necessità dei migranti “per raccogliere i pomodori nei nostri campi” (a costo servile?!). Si, proprio una ragione economica e una moderna importazione schiavile, come in Alabama negli anni ’30 (ma del 1800), senza nemmeno le tutele sociali dello schiavismo di allora7.

Ben più razzista, per me, è concepire la pianificata scomparsa dei “bianchi”, da fondere allo scopo con i neri d’importazione, auspicata dal vecchio saggio del mondialismo Eugenio Scalfari con la sua alternativa di meticciato mondiale. Perché diventare di pelle più scura, pare ci renda persone migliori a prescindere. Certamente più omologati e malleabili, nel nome della dittatura del capitale mondiale. Invece, non migliori sono le posizioni di chi, sempre bianco candido di vergogna, si rifiuta di concepire un bimbo bianco.

Ben più razziste, riportate da mezzo mondo senza alcuna condanna, di Ali Michael, una professoressa americana della University of Pennsylvania’s (Penn) Graduate School of Education), che ha dichiarato: “Non mi piace la mia bianchità, ma la bianchità degli altri mi disgusta ancora di più (…) decisi di non avere figli biologici perché non volevo diffondere il mio “privilegio” biologico” per la vergogna di esserlo”.

Che dire anche del doppiopesismo basato sul colore della pelle nel (non)giudicare e non raccontare le stragi silenziose dei bianchi nelle isolate farms sudafricane? Quali paure e quali ipocrisie nel tacerle sistematicamente? Dal 1990 il numero dei morti (donne, uomini e bambini) ammonta a 1.762 (cifra aggiornata al 1/3/2015 ) uccisi nel corso di 3465 assalti alle proprie fattorie8. Secondo una inchiesta indipendente (Genocide Watch) è un vero e proprio genocidio per odio razziale: lo dicono le spaventose modalità delle stragi :”donne e bambini violentati prima di essere uccisi; uomini torturati per ore; famiglie intere aperte coi machete, le loro interiora asse come festoni alle porte; altri legati ai loro stessi automezzi e trascinati per chilometri, fino alla morte”9. Ne avete mai sentito parlare? No. Solo esempi, tra i tanti possibili. Continuate voi.

Tornando a casa nostra, Europa o Italia che sia, che dire del doppiopesismo nel giudicare reati uguali in modo diverso, a seconda del colore e della provenienza etnica dell’autore, grandemente in voga nei nostri media, nei nostri giudici, nei nostri giudizi politicamente corretti. Ancor peggio, il prevedere diritti e assistenze sociali differenti a seconda della pelle e provenienza, non del reddito o dello stato di necessità (casa, mantenimento, posti riservati, assunzioni dirette, incentivi economici). Grandi o piccoli che siano, sarebbero una forma di apartheid, se fatti al contrario.

Tutto questo, non ce lo chiede nessun governo o popolo africano, che anzi ci implora di smettere di depredare la sua forza lavoro e le sue risorse, necessarie e vitali alla stessa Africa. Nessun africano, non occidentalizzato, avrebbe remore nel definirsi di “razza nera” e definire i bianchi di “razza bianca”. Non certo per definirsi migliore o peggiore, ma per rimarcare la propria appartenenza e diversità naturale. Queste finezze le impara da noi. I suoi problemi e le priorità, sono ben altre, come le nostre.

In definitiva, la guerra delle parole che tanto ci appassiona in occidente, è parte di una guerra ideologica che deve portare su ben altri lidi. Lidi, dove ai possibili diritti per molti si dovranno sostituire i non diritti per tutti. Alle diversità etniche, somatiche e culturali, si dovrà sostituire l’unica razza, l’unica (in)cultura, l’unico produttore e l’unico consumatore, apolide e mondiale. Perché unico sarà il dominio del sistema capitalista e unica sarà l’oligarchia economico finanziaria che se ne dovrà beneficiare.

La realtà del razzismo è, dunque, lo sfruttamento di classe. Lo sfruttamento degli Afroamericani avviene nel processo produttivo: essi sono alla stregua di un “esercito di riserva” di lavoratori marginali, manodopera remunerata a livelli inferiori a quelli ottenuti nelle contrattazioni sindacali. I neri non sono sfruttati solo in quanto neri, ma anche e soprattutto in quanto proletari. “Siamo neri perché siamo poveri e siamo poveri perché siamo neri…come funziona meglio per il potere” [Malcolm X].

 

La foto in alto è di Alfonsa Cirrincione.

4Pan-Europa. Un grande progetto per l’Europa unita, Il Cerchio, Rimini 2006 “Progressivamente il progetto vede l’appoggio o l’interessamento da parte di politici ed intellettuali di estrazione politico-ideologica molto differenti fra loro, e fra questi Hjalmar Schacht, Konrad Adenauer, Paul Valery, Seán MacBride, Thomas Mann, Stefan Zweig, Rainer Maria Rilke, Nicholas Murray Butler, Edvard Beneš, Francesco Saverio Nitti, Carlo Sforza, Sigmund Freud, Albert Einstein, Jean Monnet, John Maynard Keynes e molti altri”

5 Praktischer Idealismus (1925) (Tedesco) Copertina flessibile – ott 2012 di Kalergi R. N. Coudenhove

6http://www.un.org/esa/population/publications/migration/execsum.pdf in https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=49827

7Non a caso, già allora, chi viveva le bellezze del capitalismo industriale, affermava provocatoriamente che “

8http://www.lintellettualedissidente.it/societa/societa-del-malessere-il-sud-africa/

9https://www.rischiocalcolato.it/2017/05/sudafrica-via-tutti-i-bianchi-in-5-anni-massacrati-a-quando-anche-da-noi.html

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *