Lo stupro: oltre il mito e la patologia

Di fronte ai fenomeni di violenza sulle donne esercitati dai cosiddetti migranti, o comunque da uomini provenienti da culture e da religioni estranee alla nostra civiltà, si scatenano sempre i distinguo untuosi delle nostrane progressiste, sempre pronte a infazzolettarsi il cranio per non disturbare la sensibilità dei maschi allogeni, e sempre mute davanti alle esibizioni di sopraffazione di questi ultimi.

È veramente penoso lo spettacolo che da tempo le vetero femministe offrono, nel loro silenzio complice e nella loro tanto patetica quanto criminale sudditanza ai nuovi codici imposti nella nostra società dalle boldriniane risorse portatrici di stili futuri.

Pur di sputare sulle proprie tradizioni, pur di esercitare il più becero disfattismo della nostra cultura, pur di contorcersi nel masochismo disprezzatore della nostra civiltà, tirano fuori dal cappello della strega tutti i luoghi comuni utilizzabili per la denigrazione degli antichi splendori nostrani. Ecco, allora, denunciare il ratto delle Sabine, per dire che anche Roma è stata fondata con il sangue delle vergini versato per colpa dei biechi conquistatori. E che anche i greci dovettero inventarsi i Centauri per giustificare la violenza insita nel maschio, e così esorcizzarla nel mito. Per non parlare della conquista di Troia, “esempio di politica genocidaria”, eppure citata come poema della civiltà ellenica.

Insomma, per non inquadrare il nemico attuale, si svia l’argomento sulle tragedie reali o mitiche di un glorioso passato per giustificare e comprendere la cronaca di questa miserabile attualità.

Lo stupro, nella metodica aggressiva del nostro tempo, necessita di una doppia griglia di comprensione: una definibile all’interno della deviazione perversa della psiche comune, l’altra derivante da certa cultura della sopraffazione e della coincidenza di diritto e teologia.

Nel primo caso, la valenza interpretativa è necessariamente delegata alle scienze sociali, alla filosofia politica, alla psicosociologia e all’analisi dell’inconscio collettivo. Quindi, un campo limitato alla popolazione di uguale radice e di fondamento etnico condiviso.

Nel secondo, la valutazione è molto più variegata e esige strumenti di analisi più sofisticati e politicamente scorretti.

Lo stupro perpetrato da un islamico ha una valenza simbolica e psicologica: è il gesto che fisicamente definisce la sottomissione della donna. Perché, come titola un paragrafo dell’eccellente saggio di Francesco Borgonovo, L’impero dell’Islam, “L’Islam non rispetta le donne”, in quanto inferiori nella vita e nella morte. La legge coranica sancisce una serie di abusi inconcepibili per la cultura occidentale, che però sono perfettamente confacenti all’impostazione teologica di quel violento testo per loro sacro che si chiama Corano. Esso è il manuale precettistico «di una cultura e di una religione che hanno sempre sminuito la donna. La donna non è un essere umano, è un oggetto che si può vendere e comprare», così si esprime in una intervista intitolata Violenza e Islam il poeta siro-libanese Adonis, un intellettuale che ben conoscere le sfumature del mondo arabo.

È il gesto che stabilisce il potere invasivo del maschio islamico contro l’atteggiamento imbelle e remissivo dell’uomo svirilizzato occidentale. Chi richiama l’attenzione sull’erotismo dei testi arabi e sull’atteggiamento protettivo da parte dell’uomo si confonde e non approfondisce la questione. I testi erotici sono sempre oggettivazione del femminile, consigli di come massimizzare la potenza maschile e di come migliorare la sudditanza femminile. La rivendicata pudicizia del burqa di certi intellettuali nostrani, che trovano quel costume un modo di salvaguardare la donne rispetto alla lascivia dei costumi occidentali, dovrebbe sapere – e Adonis lo spiega perfettamente – che il burqa significa “pecora” o “animale strisciante” o “bestia da soma”, quindi una condizione di sottomissione, non certo una difesa dell’intimità e della virtù.

Lo stupro della donna bianca occidentale ha anche una non indifferente valenza politica. Quanto è accaduto in Germania nell’assalto ad un migliaio di donne in una notte di festa, e quanto continua accadere in singoli episodi anche nel nostro Paese, non è solo l’attacco del branco che segna potere e supremazia individuale, non è la deviazione patologica del singolo, ma è la manifestazione dell’”inconscio dei musulmani”, un inconscio dove emerge l’istinto predatorio, la pulsione ad umiliare, a disprezzare e a usare la donna come segnale più ampio conquista territoriale. Coloro i quali continuano a starnazzare sul pericolo nazista dovrebbero chiedersi dov’erano gli uomini a difesa di quelle donne. Gli islamici l’hanno capito, e ogni donna stuprata è una indicazione fisica, sanguinaria della loro lenta e inesorabile presa del territorio.

Ecco perché, affrontare questo tipo di stupro con le armi della sociologia, della criminologia o della psicopatologia è un modo perdente nell’analisi e sterile nell’azione.

Lo stupro allogeno è l’avvertimento della potenza straniera e della debilitazione indigena.

One thought on “Lo stupro: oltre il mito e la patologia

  1. Mi permetto un’opinione, mooooolto personale elaborata in base ai miei numerosi viaggi in paesi islamici e alla frequentazione di persone, divenute nel tempo amici cari con i quali sempre discuto ed esploro le varie differenze etniche e religiose. Io semplifcherei. Coloro che ci stanno invadendo sono il peggio della società da cui provengono e l’Islam lo usano per fare ciò che vogliono perché hanno intuito che nei paesi occidentali possono dare libero sfogo ai loro istinti e pulsioni . Certo, il Corano non tratta bene le donne, ma se il soggetto del post è il comportamento dei nuovi invasori, il Corano non ha nulla a che fare, anzi, in alcuni passi è ben spiegato che colui “che non controlla la propria carne” verrà oscurato da Allah. Nella maggior parte dei paesi di origine dei nuovi migranti le leggi sono severissime e applicate velocemente, i reati sono puniti con pene anche corporali. Gli occidentali, gli italiani in particolare, li valutano col metro del cattolicesimo “ama il prossimo tuo come te stesso”. Costoro, abituati a limiti , anche religiosi scritti sul Corano, una volta capito che le punizioni non esistono, vanno alla grande. Delinquono in ogni campo. Stuprano perché nei loro paesi esiste la prostituzione, segretamente praticata in bordelli controllati dagli stati, i quali sanno che il livello eccessivo di testosterone in maschi giovani è pericoloso se non controllato. I nostri governi non hanno capito nulla dell’Islam. Non hanno capito che è una religione di sottomissione totale e che gli islamici, con il nostro comportamento ambiguamente benevolo, non solo non si integreranno MAI, ma continueranno a delinquere sempre più. RIspetteranno le nostre regole il giorno (ma verrà?) in cui chi stupra verrà frustato, a chi ruba verrà mozzata una piccola parte di un dito,e chi delinque verrà chiuso in una puzzolente galera per mesi. Non succederà perché noi, occidentali, consideriamo tutto ciò “medievale” e noi siamo gente “evoluta”, talmente evoluta da dover mettere inferriate alle finestre delle nostre case, telecamere di controllo nelle nostre strade, rientrare in casa col coprifuoco, girare di notte col patema d’animo e mandare in giro le nostre figlie con le mutande di ghisa.

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