Le zavorre dei tempi moderni e le rinunce come scelta di libertà: una testimonianza

Dante Fazzini, “Atlantis”. Il viaggio come percorso necessario del sè e del fuori. Il viaggio è epico, eroico e non è collegato ad una distanza da percorrere. Può svolgersi dentro il sogno o una cella di prigione, dentro il tempo di un secondo o di un esistere. Opera è in formato A4 e riprodotta digitalmente su cartoncino speciale in numero 10 copie firmate e numerate. Chi è interessato può contattare l’artista visitando il suo sito con un semplice click sull’immagine.

Viviamo in una società e in un’epoca dove apparire conta di più dell’essere. Siamo assediati da immagini, situazioni, stereotipi a cui facciamo riferimento. L’immagine o l’apparenza, la proiezione, è la prima cosa che si usa nel porsi all’altro, cui appunto ci si “mostra” più di quanto si empatizzi.

Così, al fine di essere accettati, ammessi, legittimati ci predisponiamo ad un viatico che ci porta al travestimento, al recitare una parte, a mascherarci, a muoverci in schemi già scritti che facciamo nostri e che accettiamo per convenienza, per comodità, per non confrontarci con noi stessi e non abbiamo il coraggio di rifiutarli anche quando vanno contro la nostra natura, il nostro essere.

Di conseguenza, la solitudine ci opprime quando finiamo per organizzarci ad apparire come o meglio di altri, credendoci migliori, garantendoci l’illusione di essere meno soli, convinti che la maschera, la corazza che abbiamo costruito sia l’ideale per noi. Così tanti, troppi di noi, si adattano, fanno loro questo sistema ingannatorio con cui però, prima o dopo, dovranno fare i conti.

L’essere è la nostra identità, ciò che siamo, ciò che la nostra unicità ci chiede, quella vocina dentro di noi che ci dice sempre cosa sia meglio per noi, ma che spessissimo ignoriamo. L’essere se stessi è sinonimo di accettazione del proprio io , comprese quelle parti di noi stessi che non ci piacciono, ma sono proprio quelle che ci caratterizzano ed è forse da esse che occorre ripartire per un percorso di vita felice.

La felicità è il risultato del lavoro sul proprio essere. Più ci accettiamo, più ci perdoniamo, più ci amiamo e più saremo felici.

Cosa ci serve allora? Ci serve il cambiamento, soprattutto il coraggio di cambiare, mollare le paure, tagliare quello che non va bene per noi, persone cose, situazioni che ci opprimono, serve ascoltarsi, serve amarsi.

E come si fa tutto ciò nella pratica?

Ognuno di noi ha il suo percorso e quello che va bene per me non è detto che vada bene ad un altro, siamo unici, non inglobati come l’apparire ci impone. È un cambiamento che dobbiamo accettare e che ci porta allo scontro con noi stessi, a demolire convinzioni con cui avevamo convissuto fino ad un minuto prima.

È ricominciare, è rivivere, è rigenerarsi, è andare al fulcro delle cose, è avere il coraggio di rimettersi in gioco. Lo so, non è per niente facile ripartire di nuovo da zero, ma se lo si fa si apriranno opportunità che nemmeno si immaginavano e per avvallare tutto questo vorrei portare il mio vissuto, come esempio concreto, il mio cambiamento e il come sia migliorata la mia vita.

Ho vissuto i miei primi 50 anni dentro gli schemi, rincorrendo necessità fittizie e bisogni creati dal nostro comune pensare, convinto di fare bene, non ascoltando i messaggi che venivano dal mio essere, ma anche dal mio corpo, ero come imprigionato, imbrigliato e probabilmente non ne sarei uscito, convinto com’ero.

Poi la vita si presenta in tutta la sua crudezza e una malattia, un lutto improvviso e terribilmente doloroso, una martellata della vita – la sofferenza è un buon percorso per capire, si fa prima, ma non l’unico – mette davanti a delle domande.

Con queste domande io avevo convissuto tutta la vita, ma non avevo dato peso, preso com’ero nello smaltire necessità improbabili, dalla corsa e dalla frenesia.

Mi sono chiesto chi ero, che cosa volessi, e così, per la prima volta, ho dato ascolto alla mia anima che mi diceva di essere felice nonostante tutto, spingendomi ad agire. Ho mollato le paure e mi sono attivato per esserlo. Ho adattato la mia vita a questo proposito e quindi ho cambiato molte cose e sono cambiato.

Mi sono licenziato, ho tagliato persone e situazioni negative, ho mollato le paure gli schemi e sono diventato una delle persone più ricche e felici al mondo, in quanto possessore di salute e titolare del mio tempo.

Ho chiuso delle porte, ma se ne sono aperte molte altre ricche di opportunità migliori di quelle che avevo lasciato e a misura della mia natura (anche scrivere qui è una di queste).

Per evitare di essere frainteso premetto che la scelta di licenziarmi, evitando così i ritmi della fabbrica, non ha significato per me non lavorare più, ma anche grazie alle tante opportunità che offre la montagna e la sua gente oggi posso permettermi di lavorare come dove e quando voglio io ed in sintonia col mio essere appunto.

Faccio molte cose, anche cose mai fatte, come scrivere, ma cose che scelgo, che mi appagano, che mi rendono felice e di tutto questo Ringrazio! Scelta coraggiosa? No ho ascoltato il mio essere.

In questo nuovo tratto di vita è mutato anche il mio rapporto con “i soldi”. Mi capita sempre più spesso di pattuire ad esempio un’ora di lavoro per 1 quintale di legna. Per avere lavorato circa 200 ore ho ricevuto 200 quintali di legna, quanto mi basta per 5 anni, ma se mio zio ne vuole 30 quintali all’anno, gliela cedo e me la paga scalandomi i costi delle tinte e delle vernici che compro da lui e quindi continuo a non usare soldi, mentre coltivo i rapporti umani e ritorno ai valori della parola data e della concreta cooperazione.

Quando vado a fare i lavori la signora, che ha solo una piccola pensione, mi paga con due conigli e due borse di verdura: a me va benissimo e anche lei non usa soldi, ma entrambi “usiamo la comunità” e la sua bellezza sinergica.

Sgomberando il campo dalle nuove visioni new age, vorrei poi precisare che non ho mollato tutto per “girare il mondo”, non sono un “figlio dei fiori” o un figlio di papà, ma ho semplicemente scelto di ritrovare armonia con me stesso e con l’ambiente in cui vivo, facendo una scelta che comunque comporta impegno e responsabilità e coraggio.

 

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