L’inganno cosciente della democrazia

“Drapeau tirè” è un ironia sulla bandiera, sulla Patria. Quasi come un familiare cuscino di colori abbottonati. Un vessillo bandiera che sa di famiglia e di giocoso sogno. La tensione delle asole è la componente drammatica che la rendono eroica. Il dipinto è materico, in rilievo e fu acquistato dalla Provincia, misura 50 x 70 cm. Realizzato nel 1980 e fa parte di una serie che io chiamavo “abbottonature”.

L’inganno è ovunque. Dentro di noi, intorno a noi. Ne siamo parte inconsapevole, mezzo e strumento, utenti finali. Perché fin da piccoli, siamo portati a formare coscienze errate, recitare ruoli indotti, ragionare e formare opinioni su racconti e assiomi, che poco hanno a che fare con la verità fattuale e molto con la sua utilitaristica deformazione. Nel migliore dei casi, ne siamo portatori sani.

L’idea stessa di noi, di natura, è costantemente messa in discussione nel sacro nome dell’ideologia dominante, del suo progetto totalizzante di “nuova società”. Anche i concetti veri, se manipolati, azzoppati, diventano inganno, falsità, stortura, che produce inevitabilmente altre storture. Impossibile, in poche righe, riportare la cosa ad un campo definito perché, a ben vedere, li permea tutti. L’epoca in cui viviamo è complessa, difficile e per molti aspetti addirittura oscura: siamo infatti in Kali Yuga, l’era della discordia e dell’ipocrisia, dell’inganno per eccellenza.

Gli antichi testi vedici parlano di questo periodo storico, come il periodo in cui «La terra sarà venerata soltanto per i suoi tesori materiali, le vesti sacerdotali sostituiranno le qualità del sacerdote, i matrimoni cesseranno di essere un rito e ogni ordine di vita sarà simile promiscuamente per tutti, colui che possederà piú denaro sarà padrone degli uomini che concentreranno i loro desideri sull’acquisto anche disonesto della ricchezza». E ancora «I capi che regneranno sulla terra saranno dei violenti; s’impadroniranno dei beni dei loro soggetti. (…)I capi, sotto pretesti fiscali, deruberanno e spoglieranno i loro sudditi e distruggeranno la proprietà dei privati. La sanità morale e la legge diminuiranno di giorno in giorno, finché il mondo sarà totalmente pervertito e l’empietà prevarrà tra gli uomini…»1

Difficile non riconoscere in un tale nefasto quadro il modello attuale di società liberal – capitalista e i suoi inganni, spacciati come droga di libertà e benessere, di cui siamo diventati ampi consumatori e dipendenti. Eppure, altro paradosso tra i paradossi, questa sarebbe l’era delle “democrazie”, del presunto governo dei popoli. Una negazione in termini, il sommo inganno per eccellenza. Perché mai nella storia dell’uomo il popolo è stato reso così fautore delle proprie disgrazie, divenendo egli stesso il mezzo principe per attuare i disegni oligarchici ad esso contrari, la propria “scomparsa” e marginalizzazione come variabile politica. Per giunta, con il proprio convinto assenso.

Atomizzato, disgregato, ridotto a consumatore “tout court” di prodotti preconfezionati, tanto culturali quanto materiali. Impossibilitato a distinguere il vero dal falso, il bene dal male, viene illuso di una decisionalità e libertà, che è la stessa di un pesce cresciuto in un acquario trasparente; di un topolino in gabbia, dove la libertà di andare a destra o a sinistra, girare su una ruota, non è una scelta, ma una possibilità circoscritta dalle quattro pareti della gabbia. Così cresciuto, sarà egli stesso a volerci rimanere, anche quando la porta della gabbia sarà stata dimenticata aperta. Una gabbia trasparente, dove la limitazione e manipolazione delle conoscenze, delle informazioni e delle possibilità, costituisce la base di un limite percepito come invalicabile, seppur inesistente.

«In Oceania si continua a correggere la storia passata per allinearla con quella divulgata nel presente dal Grande Fratello [leggi sul divieto di revisionismo? Legge Fiano? Etc..]; i testi vengono scritti da macchine assai simili ai computer [veline internazionali? uniche fonti mondiali e mancanza di fonti testimoniali dirette nell’ informazione di massa? etc..], e gli intellettuali sono tutti impegnati al Ministero della Verità, cioè nel luogo dove si fabbricano le menzogne. La letteratura è morta, non esiste più come espressione di libero pensiero. Questa fine della cultura è dovuta (anche) alla mancanza di parole per esprimere i concetti: la Neolingua ne contempla un numero di molto inferiore a quello dell’Archeolingua ,che sta per scomparire [politicamente corretto? Linguaggio boldriniano?, etc..]».2

La Neolingua si fonda sul fatto che l’individuo subisca una serie di microlesioni dei centri nervosi cerebrali preposti all’attività del pensiero e del linguaggio; l’effetto finale dovrebbe essere, nelle intenzioni del Partito dominante, la riduzione dell’attività mentale degli individui a una serie di coppie ‘stimolo-risposta predeterminata dal Potere’. Quante analogie, mutatis mutandis, con la realtà corrente? Non credo serva dilungarsi per trovare fin troppe affinità con la nostra quotidianità.

Quante mostruosità contradditorie abbiamo conosciuto come la “democrazia interventista”, la “guerra umanitaria”, “il profugo/migrante economico”, “la difesa preventiva”, etc..etc… Pensiamo anche al ruolo dell’intellettuale (il Saviano di turno) che, secondo lo scrittore, dovrebbe essere il tramite ideale fra la cultura e le persone, e sempre libero di esprimere il proprio pensiero, «si trasforma in Oceania in strumento utilizzato dal Potere. In un universo in cui vige la dittatura, la corruzione della parola e l’impossibilità di espressione conducono a opere stereotipate e standardizzate, costantemente sottoposte al controllo, e messe al bando se giudicate contrarie ai dettami del regime».3

Ancora illuminante è rimarcare come la regola del processo totalitario consiste nell’usare un inganno cosciente e nello stesso tempo mantenere una fermezza di proposito che dimostri una totale onestà: spacciare deliberate menzogne e credervi, ignorare ogni avvenimento scomodo, in definitiva negare l’esistenza della realtà. Quante false flag abbiamo visto divenire “verità” causa di morte e distruzione, di rapina e disgregazione? Quanti dati falsi, spacciati per veri, sono diventati innegabile realtà diffusa?

Tornando alla “democrazia”, come sommo inganno, il compianto C. Preve sottolineava giustamente come «democrazia significa, in senso statico, potere del popolo, ed in senso dinamico, accesso del popolo al potere (…). Chi si accontenta del significato statico, dirà che viviamo in democrazia (sia pure ovviamente limitata, imperfetta, minacciata, ed altri aggettivi compromissori che hanno come compito quello di impedire un’analisi radicale della questione), perché il popolo è coincidente con il corpo elettorale, il corpo elettorale può votare a scadenze regolari, se qualcuno si astiene la colpa è solo sua perché rinuncia unilateralmente ad un diritto che gli è garantito chi passa al significato dinamico, si renderà conto che l’accesso del demos al suffragio universale ed alle garanzie liberali per il dissenso (più esattamente, per il raggio del dissenso ferreamente perimetrato dalla dittatura del partito del pensiero unico), non ha assolutamente significato l’accesso del demos alla sovranità politica. Sovranità politica significa sovranità decisionale sui temi fondamentali della propria esistenza sociale. Cosa assolutamente negata, perché profondamente perimetrata».4

Su questo, dovremo riflettere non poco. Infatti, il voto appare un inutile esercizio, un “ludo cartaceo”, se chi deve esprimerlo non è messo nella condizione di farlo con a monte le dovute conoscenze e l’accesso alle informazioni corrette. Se è legittimo solo quando inserito nel quadro delineato dal sistema, se può essere eluso o bypassato, ignorato o limitato nella sostanza e nella sua formazione. Così interpretato è mera legittimazione di decisioni già assunte dalle élites. Parvenza, non sostanza.

Ancora più grave e limitata, se si amplia il quadro di riferimento e si legge il fenomeno in maniera globale e sovranazionale (oggi, nell’occidente politico, hanno ancora una qualche sovranità le nazioni?..) Infatti, in prima ragione, «qualunque decisione prendano i popoli o i partiti che si presentano alle elezioni (non importa se di centro, sinistra e destra, la cui differenza c’è, ma solo nei due parametri minori della simbologia sportiva e della torchiatura differenziata fra ceti sociali interni) viene svuotata automaticamente da entità metafisiche (direbbe Marx, “sensibilmente soprasensibili”) come i mercati finanziari, le agenzie di rating» e non solo.

Ed, in seconda ragione, «è il dominio imperiale americano, la cui rete di basi militari sparse per il mondo comporta un ricatto atomico permanente, che svuota di fatto ogni sovranità nazionale. Senza sovranità militare non c’è infatti sovranità nazionale (…)».

Concludendo, sempre con le parole di Preve, «chi oggi parla di democrazia in atto, di democrazia sia pur fragile, minacciata o imperfetta, eccetera, o è un ingenuo in buonafede o è un mentitore in mala fede. A volte i confini fra i due gruppi sono labili e le posizioni si mescolano. L’ingenuo in buona fede diventa talvolta un mentitore in malafede, pur non avendo all’inizio questa intenzione, perché rifiutando di prendere in considerazione la realtà, e decidendo appunto di “non sapere”, scivola inavvertitamente dalla prima alla seconda posizione. Una volta che lo scivolamento è avvenuto, esso diventa purtroppo un avversario, mentre prima era un legittimo interlocutore».

 

1 http://altrarealta.blogspot.it/2014/03/vivere-in-un-epoca-di-decadenza-kali.html

2 johnpilger.com

3 Op.cit

4 Costanzo Preve , “Libertà, democrazia e sovranità”, Eretica n.1/2005

“Drapeau tirè” di Dante Fazzini, è un ironia sulla bandiera, sulla Patria. Quasi come un familiare cuscino di colori abbottonati. Un vessillo bandiera che sa di famiglia e di giocoso sogno. La tensione delle asole è la componente drammatica che la rendono eroica. Il dipinto è materico, in rilievo e fu acquistato dalla Provincia, misura 50 x 70 cm. Realizzato nel 1980 e fa parte di una serie che io chiamavo “abbottonature”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *